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i pasoliniani del nostro tempo

Si stanno lasciando morire. Così Pier Paolo Pasolini su quei popoli che ai suoi occhi stavano rifiutando la civiltà moderna. Sacche storiche che “hanno deciso di restare quello che erano, e, così, di lasciarsi morire: come certe tribù dell’Africa […] che non vogliono avere rapporti con la nuova storia, e si lasciano estinguere relegati nei loro villaggi, fedeli a se stessi, autoescludendosi.” L’opera di Pasolini nasceva da questo conflitto fra le aspirazioni dell’uomo e il destino che la società ha scritto per lui; e il cinema che oggi può ancora dirsi “pasoliniano” rinnova tale rifiuto, sviluppando alla periferia della lingua ufficiale un dialetto non riconciliato. Leggi il resto di questa voce

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VITTORIO DE SETA per “All Human Rights”

In occasione del 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, su un progetto di Roberto Torelli dell’Associazione Rinascimento, nasce il film collettivo All Human Rights.
Al progetto prende parte anche Vittorio De Seta con un corto ispirato all’art. 23 sul diritto al lavoro, che sarà interamente girato a Pentedattilo (Reggio Calabria). Al film, che dovrebbe uscire il 10 dicembre prossimo (giornata dell’approvazione della Carta dei diritti dell’Uomo), partecipano anche Mimmo Calopresti, Roberta Torre, Franco Giraldi, Ugo Gregoretti, Carlo Lizzani, Mario Martone, Francesco Maselli, Giuliano Montaldo, Giorgio Treves e Edoardo Winspeare.
Il film sarà scaricabile gratuitamente dal sito della manifestazione www.hrd2008.org .

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Omaggio a Vittorio De Seta >>> www.cortoperscelta.it

“Lu tempu di li pisci spata” di Vittorio De Seta

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Lu tempu di li pisci spata di Vittorio de Seta (1954, 10′) 

La pesca non è un mestiere. È una danza vorticosa dove le onde cupe, il cielo terso, il ribollire schiumoso, la frenesia dei remi, l’albero del marinaio di vedetta, il suo braccio teso, le lance e le corde, l’incitare ritmico e i cori, divengono elementi di un unico rito di battaglia, morte e ringraziamento. E poi la lampada notturna che annuncia il ritorno dei pescatori, e i bambini che si agitano vivaci dentro questo piccolo cono di luce circondato da un nero infinito. E i bianchi, i rossi, gli azzurri della Ferraniacolor: timbri squillanti che “mangiano” ogni altro colore e irrompono nel grigiore del cinema italiano. Uno sguardo che riscrive la cronaca in poema, che riscatta una materia oggi logorata da mille piagnistei televisivi sulle “culture che scompaiono”, in un’esplosione di cinema puro. 

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