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Francesco Conti. “Esercizi di volo”

Francesco Conti. Esercizi di volo

(finalista Premio Celeste 2009)

“Fiore di Luglio” al Premio Celeste

premio celeste

guarda Fiore di luglio su

www.premioceleste.it/dantealbanesi

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da Warhol a Schifano

“Il mito: da Andy Warhol a Mario Schifano alla digital art” è il titolo della mostra che resterà aperta dal 4 al 22 luglio 2009 alla Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto, curata dai critici d’arte Giancarlo Bassotti e Matteo Vanzan.

In mostra una trentina di opere di artisti pop e neo-pop, i quali, ciascuno con la propria tecnica e sensibilità, hanno offerto un’interpretazione del “Mito”, cioè di un accadimento, di un personaggio che per vari motivi resta impresso nella memoria collettiva di un’epoca. Oltre a Schifano e Warhol, di altissimo livello le opere esposte: Rotella, Angeli, Fioroni, Manera (protagonista di una monografica alla Palazzina lo scorso anno), Lodola, Nespolo, Kostabi, Ronda, Rizzetti, Veronesi, Carotti, Panichi, Luzi, Rossi, Leccese. 

La mostra è visitabile dal martedì alla domenica dalle ore 18 alle 24 (chiuso il lunedì).

Alberto Burri a Castelbasso

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CASTELBASSO, Palazzo Clemente. 21 giugno – 30 agosto 2009

ALBERTO BURRI. Equilibrio Struttura Ritmo Luce

Grande classico della modernità, Alberto Burri ha saputo rievocare le angosce e le lacerazioni esistenziali del ‘900, attraverso un linguaggio assolutamente originale capace di trasformare/trasfigurare la concreta e vissuta fisicità dei materiali della realtà nella dimensione sospesa e affascinante dei suoi quadri,  che nascono da un’elaborazione formale non imposta dall’esterno, ma direttamente connessa alla natura intrinseca dei materiali.

Burri è medico e inizia a dipingere da autodidatta nel campo di prigionia di Hereford, Texas. Rientrato a Roma nel 1946, entra in contatto con l’ambiente intellettuale e artistico, avviando la sua ricerca in inediti termini non figurativi, scoprendo le potenzialità espressive dirette della materia, anche grazie a Enrico Prampolini, eclettico protagonista del secondo Futurismo. Di grande importanza per Burri è quanto Prampolini scrive nel 1944 nella sua Introduzione all’arte materica: “Si trattava di portare alle estreme conseguenze il concetto di sostituire totalmente e integralmente la realtà dipinta con la realtà della materia (…) L’arte polimaterica non è una tecnica ma – come la pittura e la scultura – un mezzo di espressione artistica elementare il cui potere evocativo è affidato all’orchestrazione plastica della materia. La materia intesa nella propria immanenza biologica, come nella propria trascendenza formale. La materia/oggetto, nei suoi aspetti rudimentali poliespressivi, dalla più umile e eterogenea (quasi relitto di vita) alla più raffinata e elaborata…”

Burri interpreta a modo suo queste indicazioni, e il suo lavoro non ha niente a che fare con Prampolini, che infatti quando vede i “Sacchi” li rifiuta senza capirli. Fin dall’inizio Burri concepisce l’opera come oggetto autonomo, autoreferenziale, che non rappresenta altro che se stessa: le materie di cui è costituita non nascondono la loro identità, ma la esibiscono all’interno di una studiata articolazione compositiva.

Del 1948-49 sono i “Catrami“, i primi esperimenti di superficie materica, con spessori, grumi, e il dominio del nero, che con il rosso e il bianco rappresentano i suoi colori prediletti. Seguono nel 1950-51 le “Muffe“, con spesse incrostazioni sabbiose, e i “Gobbi“. Questi ultimi sono decisamente innovativi perché la superficie della tela, grazie all’inserimento sul retro di elementi duri (come dei pezzi di legno), forza la convenzione bidimensionale attraverso escrescenze che enfatizzano l’impatto fisico del quadro.

Nel 1951 firma, insieme a Ballocco, Colla e Capogrossi, il manifesto del Gruppo Origine, caratterizzato da un’opposizione al realismo, Leggi il resto di questa voce

Francesco Vezzoli. “Greed”

La pubblicità di un prodotto che non esiste. Greed di Francesco Vezzoli replica le strategie e l’estetica del lancio di un nuovo profumo. Ispirato a Belle Haleine: Eau de Voilette, il ready-made creato da Marcel Duchamp nel  1921  utilizzando una bottiglia di profumo con un’etichetta modificata, Vezzoli riprende la stessa bottiglia, ma sostituisce il ritratto di Duchamp nei panni di Rrose Selavy (realizzato da Man Ray), con il proprio ritratto firmato dal fotografo di moda Francesco Scavullo. Il finto spot pubblicitario è diretto da Roman Polanski. Le attrici Michelle Williams e Natalie Portman lottano per il possesso di una confezione di “Greed”. Nelle mostre, il video è accompagnato da una surreale galleria di ritratti ricamati, nei quali le donne più famose della storia dell’arte si prestano come testimonial del profumo. Leggi il resto di questa voce

BAIKcinema vs Erwin Wurm

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Fiore di luglio (BAIKcinema 2009)

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Bucket Head (Erwin Wurm)

www.artsblog.it/galleria/le-opere-di-erwin-wurm

“Fiore di luglio” al Museo CAM

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Fiore di luglio, l’ultimo video di Dante Albanesi, è stato selezionato per la 4° edizione del Magmart | video under volcano, diretto da Enrico Tomaselli (www.magmart.it).  
La mostra di videoarte si svolge dal 14 marzo al 10 maggio 2009 presso il CAM Casoria Contemporary Art Museum (Casoria, Napoli).

Fiore di luglio, che racconta la surreale storia d’amore tra un bambino e una petunia, entrerà a far parte della collezione permamente del Museo.

www.casoriacontemporaryartmuseum.com

Pipilotti Rist al Moma

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In the closing days of Pour Your Body Out (7354 Meters), Pipilotti Rist’s ravishing wrap-around video atrium installation at MoMA, the place has been packed every day. Mothers have been making playdates in the atrium, letting kids run around while they gather on the large round couch. Visitors bring computers and work here, or listen to iPods, or chat or doze or read.

Last Monday I got an intriguing mass e-mail from the artist Cheryl Donegan and the poet Kim Rosenfield, announcing an unsponsored impromptu event called “MoMA Yoga,” led by Alexandra Auder. (Auder, a yogi, is the daughter of Andy Warhol’s superstar Viva and underground-video phenom Michel Auder.) I couldn’t resist. On Friday night, I arrived to find the darkened atrium teeming with hundreds of people; Rist’s wonderful droning, chanting soundtrack filled the air with drowsy delirium, and her images of gigantic naked floating bodies, lush undergrowth, and water filled the walls. A few minutes before the appointed starting time, a dozen or so people, almost all women, shed their coats to reveal work-out clothes. At 7:00 p.m., the tall, fit, and charismatic Auder, outfitted in a gold-lamé leotard and striped leggings, announced that she was leading a free yoga class. She chanted three long loud oms and began.

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omaggio a Mimmo Rotella

Robert Smithson. “Spiral Jetty”

Pipilotti Rist. “Pour Your Body Out” al MoMA

Il celebre museo di arte moderna di New York ospita l’ultima opera dell’artista svizzera. Una monumentale videoinstallazione che immerge il visitatore in un mondo immaginario.

Pour Your Body Out (7.354 Cubic Meters), un video inedito proiettato dal 19 novembre 2008 al 2 febbraio 2009 al Moma di New York, su una schermata gigantesca di 8 metri per 61.

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“Questa temeraria installazione risponde pienamente alle aspettative del museo”, ha dichiarato il suo direttore Glenn Lowry. Pour Your Body Out è un miscuglio innovatore di scultura, arte spaziale e video, che trasfigura l’atrio gigante del museo e produce immagini di incredibile bellezza.

Secondo il curatore dell’esposizione Klaus Biesenbach, Pipilotti Rist ha reso indissociabili la propria opera e il museo che la ospita. Il MoMA ha acquistato l’installazione, che ora fa così parte della sua collezione.

Fra i progetti dell’artista nel 2009, l’arrivo nelle sale cinematografiche del suo primo lungometraggio, intitolato Pepperminta.

End Communication

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http://ladym1.wordpress.com/

Paris Hilton Autopsy

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videoarte 

Nuda, distesa a gambe divaricate, senza più vita. Una coroncina da reginetta appoggiata sul capo. Accanto a sè, il cagnolino prediletto (ha anch’esso una corona). La scena è spoglia, di impressionante freddezza. Si tratta forse del tavolo di un medico legale. Con Paris Hilton Autopsy (2007),  lo scultore Daniel Edwards intende sensibilizzare le donne ai pericoli della guida in stato di ebrezza.

Nato a New York, Edwards è tra i più controversi artisti pop contemporanei. Originale ed eclettico, è famoso per i suoi ritratti di personaggi celeberrimi come Britney Spears, Hillary Clinton, Suri Cruise, Fidel Castro e il Principe Harry, immortalati in pose e situazioni perturbanti, assolutamente estranee all’iconografia “ufficiale” che li caratterizza. 

BAIKcinema

“K_lab”. il Niger in una mostra multimediale

K_lab
 
interacting on the reality interface
César Meneghetti
in collaborazione con Enrico Blasi, Sam Cole e Matthew Mountford
a cura di Simonetta Lux e Domenico Scudero
per il ciclo IPERCONTEMPORANEA n. 1
Inaugurazione: mercoledì 3 dicembre 2008, ore 18:30
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Mercoledì 3 dicembre, presso il MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea (Università “La Sapienza” di Roma), si inaugura K_lab – interacting on a reality interface, un progetto artistico di César Meneghetti realizzato con Enrico Blasi e Sam Cole. Sound design di Matthew Mountford. Mostra a cura di Simonetta Lux e Domenico Scudero.
Già negli anni ’70 la valle di Keita in Niger era in piena crisi. Desertificazione, deforestazione, crollo della produzione agricola, incremento demografico, esodo rurale investono non solo la valle, ma tutto il Sahel. La disastrosa siccità del 1984 causa una catastrofe devastante per la zona e i suoi 100.000 abitanti. A partire dal 1983, la Cooperazione italiana avvia il Programma di Sviluppo Rurale di Keita. Ma la miracolosa rinascita della regione si deve soprattutto alla straordinaria mobilitazione degli abitanti.
Tra giugno e novembre  2007, in  diverse missioni a Keita nel quadro del progetto PAFAGE realizzato dall’Istituto di Biometeorologia del CNR e dall’Accademia dei Georgofili, César Meneghetti, Enrico Blasi e Sam Cole raccontano la fatica incessante degli abitanti di Keita, partecipano alla loro quotidianità, raccolgono pensieri e riflessioni sull’amore, la vita, la morte, dando vita al “laboratorio K”, un progetto artistico multidisciplinare e interattivo, un contenitore di idee-culture-suggestioni.
La mostra comprende: video (le dernière clipper e still/meneghetti), 8 channel videoinstallation (videocabina#2/meneghetti, 4scapes/cole), foto (blasi/meneghetti), suoni (mountford/meneghetti/cole). Leggi il resto di questa voce

“VB61” di Vanessa Beecroft

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Biennale d’Arte di Venezia 2007.
In Darfur la guerra non è mai finita. Il numero dei morti causati dalla guerra civile ha legittimato le peggiori previsioni.
Sovente si è usato il termine tableau vivant per definire le disturbanti performance ideate da Vanessa Beecroft. A Venezia, l’artista ha ulteriormente estremizzato tale concetto, dandogli forma in modo letterale: ha dipinto una tela enorme con il simulacro del sangue, schizzato sul corpo di trenta donne africane, distese sulla tela stessa. Si possono intravedere riferimenti a Jackson Pollock e ai suoi dripping, ma anche a Hermann Nitsch e all’Azionismo. Leggi il resto di questa voce

la casa rotante di Tilburg

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Tilburg, Olanda. Una grande rotonda, importantissima per lo smistamento del traffico della città. E’ il luogo scelto dal comune per installare una originalissima opera d’arte, ideata da John Körmeling. Si tratta di un’abitazione che rotea sulla sua base, lungo dei binari, compiendo ogni 20 ore un giro completo della rotonda. La dimensione dell’opera è a grandezza naturale, sebbene la casa non sia abitabile. Leggi il resto di questa voce

“Big Truck” di Erwin Wurm

Erwin Wurm

MIMMO ROTELLA, lo strappo dell’arte

“Mimmo Rotella, Opere dal 1955 al 2005” è il titolo della prima antologica che Perugia dedica al grande artista recentemente scomparso.

L’esposizione è allestita a Palazzo della Penna dal 15 marzo al 4 maggio 2008, con la curatela scientifica di Luca Beatrice. Esposti 48 lavori, tra cui i celeberrimi “décollages”, che ripercorrono le tappe di uno stile personalissimo, sottolineando la feconda produzione dell’ultimo periodo. Le opere realizzate dopo il 2000, messe a confronto con gli esordi degli anni ‘50 (antecedenti ai décollage), appaiono altrettanto sorprendenti e vitali. Segno che a volte l’anagrafe mente, e che l’arte continua a essere specchio della voglia di vivere.

Mimmo Rotella nasce a Catanzaro nel 1918. Nel corso della carriera conduce ricerche in vari ambiti, dalla pittura alla Leggi il resto di questa voce

“Action Half Time” di AES+F

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Auguri di Buona Pasqua

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www.aes-group.org

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DAMIEN HIRST. lo squalo restaurato

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Uno squalo di 4 metri immerso in una vasca di formaldeide. E’ una delle creazioni più celebri dell’artista inglese Damien Hirst: The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living (“L’impossibilità fisica della morte nella mente dei viventi”).
Venne esposta per la prima volta nel 1992, alla Saatchi Gallery di Londra. Sfruttando la suggestiva luce naturale della mostra, Hirst sospese lo squalo in una vasca al centro della sala, congelata in un nuoto statico, ma eternamente pronta a frantumare la teca e scavalcare il confine tra Arte e Realtà, tra morte e vita, magari divorando il primo visitatore che si trovava davanti.
Accadde però l’imprevisto: poco dopo lo spettacolare debutto, lo squalo di Hirst cominciò a marcire. Già nel 1997, per la mostra “Sensation”, erano chiari i primi sintomi di decadenza. Si scoprì allora che da tempo il mostro marino aveva cominciato a decomporsi dall’interno, probabilmente a causa di un errore nella somministrazione della formaldeide. Dal ’93 ne rimaneva intatta solo la corteccia esterna.
squalo-hirst-2.jpgNel 2003 The Physical Impossibility of Death viene venduta a Steve A. Cohen, un collezionista del Connecticut. A questo punto, su consenso di Cohen, Hirst decide di sostituire lo squalo, importando dall’Australia un esemplare delle stesse dimensioni. L’opera “restaurata” esordisce nella mostra “Re-Object“, tenutasi dal febbraio al maggio 2007 alla Kunsthaus di Bregenz (Austria).
Due differenze fondamentali: il nuovo esemplare è mezzo metro più corto del suo simile, mentre le fauci sono ancora più spalancate, come sul punto di assalirci. In questa nuova versione Hirst ha voluto accentuare l’oscuro senso di minaccia incarnato dall’animale: quasi una divinità pagana, la materializzazione delle nostre paure più antiche.