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“La vita al tempo della morte” di Andrea Caccia

Prima di inventare storie o mostrare immagini, i lavori di Andrea Caccia pongono allo spettatore un’inattesa domanda: “Che cos’è il documentario?” Quali sono (se ci sono) i confini di questo genere?

Forse il modo migliore per comprendere un’opera linguisticamente estrema come La vita al tempo della morte è abbandonarsi al divenire della visione, alla pura indifesa curiosità di scoprire “cosa sarà mostrato dopo”. Uno struggente prologo di tre minuti sulla lenta agonia di una farfalla ci accompagna all’interno del film. Primo atto: le cascate della Lavagnina, in Piemonte. Rigorose inquadrature fisse, strette, sfocate, dagli strani bagliori biancastri. Sapientemente rielaborate fino a sembrare una sorta di pittura fresca, tremolante, non ancora fissata sulla tela. In questo universo senza parole l’uomo è una presenza anomala. (continua)

Dante Albanesi per ildocumentario.it

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“Vedo zero” di Andrea Caccia

Settanta ragazzi, studenti delle scuole superiori. Settanta telefoni cellulari attraverso i quali filmare la realtà dal proprio punto di vista. Un sito (www.vedozero.it) su cui vedere giorno per giorno la loro produzione. Un work in progress da costruire collettivamente, attraverso il confronto, la visione, lo studio del materiale prodotto, che prenderà forma davanti agli occhi di tutti, sul web.  

Il progetto, ideato a partire da un decennio di esperienze maturate in ambito scolastico e cinematografico, nasce con l’intento di realizzare un documentario sul mondo degli adolescenti. Ognuno a partire semplicemente da se stesso, trasformando pochi centimetri quadrati di circuiti elettronici in una sorta di diario. Da riempire di emozioni. Da usare fuori e dentro la scuola, nei rapporti con i pari, con gli adulti, con i genitori. Un diario sul quale annotare, attraverso brevi video, schegge, scintille d’intimità, un immaginario solo apparentemente omogeneo. Un caleidoscopio di storie in prima persona, senza premeditazione drammaturgica, alla ricerca di una possibile verità da raccontare. Un film corale, fatto di sguardi e percorsi continuamente interrotti. 

Recuperare il senso etimologico di un’azione, il guardare – che significa anche vigilare, aver cura, conservare, custodire, considerare, riflettere – oggi divenuta semplice automatismo.  

Un progetto che sia espressione di libertà. Culturale, creativa, mentale. Un ritratto cangiante, liquido e inafferrabile dell’adolescenza. Un film in equilibrio sulla corda tesa della realtà. 

Per ricominciare a vedere. Da zero. Leggi il resto di questa voce

“L’estate vola” di Andrea Caccia

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Milano, estate. Tra ruspe al lavoro, aiuole incolte, pedoni che sfollano distratti, autostrade, piscine, ciminiere, tram, spazzini, vaga un misterioso individuo che la cinepresa non ci mostra, ma del quale percepiamo solo la voce (in francese, bisbigliata e inquieta). La sua soggettiva ondeggia da un luogo all’altro, da una solitudine all’altra, smarrita in una metropoli assolata dal super 8. Poco per volta, dal suo ermetico soliloquio, intuiamo che si tratta di un essere alieno, alla disperata ricerca di un compagno chiamato Fodè 85, “disperso nel corso dell’ultima spedizione”. Ma non sa dove andare, né a chi rivolgersi: la maggiorparte dei terrestri che incontra “si è ormai rassegnata e lascia passare il tempo”. Trascorrono giorni, forse mesi: la missione è destinata a fallire… E al termine, col nero che scende sullo schermo, il film svela la fredda realtà: l’alieno è un immigrato africano, che prima di morire invia l’estrema richiesta di aiuto agli abitanti del Pianeta Europa. Così ricco e lontano, così opulento e ostile, da apparire ai suoi occhi come un film di fantascienza… Leggi il resto di questa voce