Ursula Ferrara

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URSULA FERRARA: GIOCOSE MUTAZIONI

Con una ventina di minuti di immagini realizzate in vent’anni, Ursula Ferrara è una delle autrici più innovative del cinema d’animazione italiano. Nei suoi disegni persi in una nervosa appassionata mutazione si legge la libertà, l’amore per ciò che è vario, che cresce e che cambia, l’ansia di dire tutto.

Nata a Pisa nel 1961, Ferrara inizia con quattro corti in bianco e nero: Lucidi folli (1986), Congiuntivo futuro (’88, Silver Award a New York), Amore asimmetrico (’90, Nastro d’Argento), Come persone (‘95). Sfondo costantemente bianco, sul quale agitate linee scure inseguono un’impetuosa ricreazione di personaggi e oggetti: due corpi nudi abbracciati si fondono con il letto su cui sono sdraiati e con la camera che li contiene, una casa diviene strada, mondo, sorriso, poi di nuovo corpo e abbraccio. Il più fulmineo di tutti, Come persone, condensa in un minuto la giostra di figure e volti che cogliamo, che intuiamo forse solo per un istante nell’arco di una giornata: presenze relegate agli angoli degli occhi da una memoria delicata e volatile. L’ultima sua opera, Cinque stanze (‘99), abbandona per la prima volta la musica (struttura portante di tutti gli altri lavori), per un rumorismo d’ambiente che rende con sublime intensità il quotidiano sommesso di una casa.

Ma lo scarto più inaspettato avviene già due anni prima con Quasi niente (‘97), dove dal bianco/nero si passa ad una pittura ad olio densa, quasi carnosa, con fulminei echi di Matisse, Leger, Picasso, De Lempicka. Tra le pieghe di ogni immagine può sempre scaturire un’altra immagine (ricordo proustiano, capriccio marinettiano o semplice tentazione giocosa): dal latte di una tazza emerge una schiera di bambini persi in un allegro girotondo e un cane che li insegue; tra due labbra che si baciano si apre un piccolo borgo di paese in festa; due innamorati si guardano, si desiderano… ed ecco che le loro pupille iniziano a moltiplicarsi, librandosi dolcemente da un viso all’altro, come farfalle. Per quanto breve, il cinema di Ursula Ferrara può dirsi infinito perché praticamente impossibile da ricordare per intero; e tale impossibilità prima o poi ti costringe ad inventare, a convincere te stesso e gli altri dell’esistenza di colori forme dettagli che lei non ha mai disegnato, ma che, seppur nascoste dietro qualcos’altro, c’erano.

dantealbanesi “La Linea dell’Occhio” n.39

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