Seghiamo l’Alberoni (Storie di ordinaria cinematografia)

Breve promemoria per ricordare uno dei più incredibili soprusi che il mondo dello spettacolo italiano è stato costretto a subire.

9 gennaio 2002. Con mossa di potere tra il delirante e il comico , il governo berlusconiano di Centrodestra nomina Francesco Alberoni presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia. Non viene scelto un regista o uno studioso di cinema di destra (cosa che sarebbe stata accettabile), ma un qualsiasi esponente della destra, che non si era mai occupato di cinema in vita sua. L’avvento di Alberoni era un chiaro messaggio intimidatorio al mondo della cultura. Come a dire: “Attenzione, d’ora in poi tutto ci è permesso.” L’intenzione era quella (perfettamente riuscita) di annichilire uno dei più prestigiosi enti cinematografici italiani.

All’indomani della solenne investitura, Carlo Lizzani commenta ironicamente: “È come se al Dipartimento di Italianistica venisse nominato un astrologo”. Lino Miccichè, presidente uscente, chiosa con sublime sarcasmo: “Nulla da ridire sulla nomina di Alberoni, che è un ottimo sociologo. L’ho incontrato negli anni ’60, quando diceva di non conoscere di non amare particolarmente il cinema. Sono sicuro che nel frattempo se ne è innamorato…”

Ma la nomina alberonesca scandalizza anche illustri esponenti della stessa destra come Marcello Veneziani (“Una nomina che non capisco”) e Gennaro Malgieri, direttore del “Secolo d’Italia” e responsabile cultura di AN: “È una cosa che qualcuno dovrebbe spiegare anche a me.”

Maggio 2006. Nasce il nuovo governo di Centrosinistra. E dopo un anno e mezzo, Francesco Alberoni è ancora presidente del Centro Sperimentale. Percepisce uno stipendio di 90.000 euro lordi all’anno (come rivelò una puntata di “Report” del 22 ottobre 2006). Il Centro provvede inoltre a fornirgli gratuitamente un appartamento in Via Sistina, tra le più lussuose di Roma. Miccichè è stato buon profeta: Alberoni si è innamorato del cinema e non intende abbandonare l’incarico.

D’altro canto, il Governo Prodi non ha ancora fatto nulla per sostituirlo, anzi non si è minimamente occupato della questione. Si moltiplicano ovunque i dibattiti sulla crisi del cinema, sulla scarsità dei finanziamenti, sullo strapotere della televisione… Ma nessuno si azzarda ad affrontare direttamente la questione-Alberoni. Basterebbe un gesto minimo: una dichiarazione ufficiale, una mozione, un dubbio di palese “incompatibilità” del Prof. Alberoni con la carica che riveste. Invece niente: il silenzio più assoluto. Eppure verrebbe da chiedersi: cosa accadrebbe se come rettore di una facoltà di Sociologia venisse nominato Giuseppe Tornatore o Gabriele Salvatores?

dante albanesi

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