“Rai per una notte”. Internet fatto televisione

Una immensa incontrollata raccolta  di testi, immagini e suoni, da ricercare, produrre, copiare e condividere. Questo è stato Internet sin dalla sua nascita. In fin dei conti, un mercato come tanti altri, con le sue regole e il suo equilibrio di domanda e offerta. Ma a volte vi sono prodotti talmente nuovi da cambiare radicalmente i connotati del mercato in cui  si inseriscono.

E’ il caso della trasmissione di Michele Santoro “Rai per una notte“, andata in onda giovedì 25 marzo dalle ore 21.00 sull’omonimo sito www.raiperunanotte.it. In questo sito, forse per la  prima volta in Italia, è accaduto qualcosa di inedito. Internet è stato fruito come una Televisione, cioè come un apparecchio che viene acceso con una precisa domanda da soddisfare: assistere a qualcosa che può essere visto in quel momento e solo in quel momento. Lo specifico linguistico della televisione, ovvero la Diretta, la situazione temporale del “qui e ora”, nell’arco di tre ore ha contagiato su scala nazionale anche il web, che è invece da sempre declinato sulla prospettiva del “presente storico”.

Se la Televisione è un “diffusore”, Internet è sempre stato un “accumulatore”. La prima emana prodotti audiovisivi, il secondo li archivia e li rende globalmente disponibili. E’ chiaro, dunque, il balzo evolutivo che il programma di Santoro ha provocato sul mercato dei mass-media. Fino a ieri, la Rete si è configurata come una selva intricata di percorsi, ognuno indipendente e ognuno (spesso) diversissimo dall’altro, al pari degli umorali clienti di un centro commerciale o degli invisibili utenti di un gestore telefonico. Con “Rai per una notte”, invece, si fa strada una figura nuova: quella dell’evento mediatico. Un fenomeno tipico della televisione (anzi, quasi una sua proprietà esclusiva), ma che per la prima volta si è consumato al di fuori della televisione.

L’utenza “a formicaio” di internet è sempre stata basata su un’estrema individualità delle scelte: una struttura comunicativa che fonde un rapporto “a due” tipicamente telefonico (le e-mail o le chat), con un contesto sociale da biblioteca (la consultazione privata di testi, immagini e suoni). Ogni singolo utente  del web fruisce il suo messaggio in luoghi e momenti diversissimi da qualsiasi altro utente. Questa singolare fusione di archivio museale e rete telematica che è l’attuale internet, si è oggi commutata in un vero e proprio pubblico di matrice televisiva (che a sua volta derivava dal cinema, il quale nasceva dal teatro), dove una considerevole massa di utenti segue, nel medesimo istante, il medesimo canale. All’improvviso, la rete infinita e orizzontale del web ha trovato un punto di raccolta, una piazza assai più estesa di quelle finora disponibili, un palco verso cui sollevare lo sguardo. L’inafferrabile liquidità del traffico cibernetico (che sfuggiva agilmente a molti sondaggi ed enumerazioni) si è raggrumata in un’udienza televisiva, finalmente tangibile e quantificabile.

Non possono sfuggire, a questo punto, le valenze profondamente sociali dell’evento. “Rai per una notte” rivela ad internet il suo/nostro futuro: il passaggio da una preistoria “anarchica” di consumi privati ad una storia “comunitaria” di fruizioni collettive, sempre più politicamente  consapevoli. E’ prevedibile che nel decennio in corso l’universo delle comunicazioni di massa subirà delle potenti mutazioni. Ma per adesso, in questo inizio 2010, Internet ci appare come una sorta di “supermedia” che ibrida i linguaggi di media antichi e recenti (radio, cinema, stampa, televisione) con l’incorporea leggerezza di un altro media (il telefono) da sempre ritenuto “minore”. Una miscela rara e preziosa, che negli anni a venire i gruppi di potere più disparati tenteranno in ogni modo (più probabilmente illecito) di controllare e addomesticare.

dante albanesi

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