“Old Believers” di Jana Sevcikova

STAROVĚRCI [OLD BELIEVERS]

di Jana Sevčikovà (2002, 55’)

Romania, Delta del Danubio. Una minuscola setta di russi ortodossi, gli “Starovĕrci” (“Vecchi Credenti”), sono riparati fin qui, sfuggiti alle persecuzioni religiose del XVII secolo. Le loro liturgie sono immutate da duecento anni. Vivono nella campagna più povera, nel silenzio delle paludi, tra il ghiaccio e la neve. Credono agli angeli custodi (che chiamano per nome), non credono che gli uomini siano arrivati sulla Luna (“E perché allora non sono andati anche sul Sole?”).

È in questo universo a parte che nasce lo splendore quasi ipnotico di Starovĕrci [Old Believers] della regista ceca Jana Sevčikovà (Primo Premio al Bizzarri 2003, ma pochissimo visto in altri festival). La rara bellezza di Starovĕrci sta nell’indagare quelle immagini “a lato”, ai margini del discorso: corpi suoni movimenti che si manifestano nei pressi del soggetto principale; presenze che la cinepresa non sospettava di dover incontrare, ma che in qualche modo “erano lì”. Voci lontane e cori sommessi, mentre una lunga panoramica scorre le guglie di una chiesa. Ritmi soffusi, rapsodici. Campanari che si destreggiano fino allo sfinimento dentro un complicatissimo sistema di corde. Interviste immerse in un bianco e nero abbagliante si alternano a mute perlustrazioni tra gli acquitrini che circondano il villaggio: lenti carrelli a pelo d’acqua, lunghe frasche e tronchi nodosi, stormi di uccelli in volo, mucche che vagano nella pianura. Un diario di viaggio nei meandri di una terra opaca, impermeabile, a contatto con la quale il cinema sembra scoprire tutti i suoi affascinanti limiti, tutta la sua impotenza nell’esprimere in modo compiuto concetti astratti come Dogma e Tradizione. Visioni libere, vagabonde, che prima di darsi come metafora di un tempo immobile, sono semplicemente immagini, da non indagare, da non spiegare, come inspiegabile è il culto congelato di questi antichi credenti.

Cos’è la Fede? Perché il nostro villaggio ci sembra più grande del mondo? Old Believers è la risposta a tanti documentari “sui popoli che scompaiono”, che partono per ritrarre una cultura e poi si perdono in un fiume di chiacchiere e in una ricerca di esotismo facile da prima serata televisiva. Con uno stile raffinatissimo, la Sevčikovà trasforma invece l’approccio etnografico in uno sguardo atmosferico, materico, dove i rami di un albero soffocato dalla nebbia hanno la stessa importanza del battesimo di un bambino. Un cinema che non giudica, che al cospetto di un pianeta troppo alieno ha il coraggio di rimanere stupefatto, senza parole. Un capolavoro di fantascienza.

dante albanesi

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