La Shoah nel cinema documentario

L’immensa produzione del cinema documentario sulla Shoah costituisce quasi un genere a sé stante e rende complesso qualsiasi tentativo di selezione. Ciò che segue, dunque, non può rappresentare una filmografia esaustiva, ma soltanto una breve panoramica su un discorso che richiederebbe trattazioni ben più ampie.

L’ultima tappa di Wanda Jakubowska (Polonia, 1948, 92’) è un’opera autobiografica nella quale l’autrice descrive le terribili condizioni delle deportate polacche ed ebree nei campi nazisti in Polonia.

Notte e nebbia di Alain Resnais (Francia, 1956, 32’) rappresenta uno dei primi sopralluoghi ad Auschwitz dopo la Shoah: immagini del presente si sovrappongono a frammenti di cinegiornali girati nei giorni della liberazione. Una casta e severa elegia sui campi di sterminio, tra i capolavori che annunciarono la nascita della Nouvelle Vague francese. Resnais compie un viaggio oltre i limiti dell’orrore per tenere desta la nostra attenzione e il nostro sdegno, con uno stile insuperato.

Il processo di Norimberga di Feliz Podmaniczky (Germania, 1958) alterna in modo rigoroso le immagini del processo di Norimberga del 1945 (a carico dei massimi responsabili del nazismo) con le prove delle atrocità commesse dal regime.

Vincitori alla sbarra di Frédéric Rossif (Francia, 1961, 84’) mostra le rarissime immagini girate dagli stessi tedeschi all’interno del Ghetto di Varsavia, alternate ad interviste ai superstiti.

Verdict From Tomorrow di Leo T. Hurvitz (Germania-Israele, 1961) è tratto dalla registrazione del processo (tenutosi a Gerusalemme nel ‘61) al criminale nazista Adolf Eichmann, uno dei principali responsabili dello sterminio, tenente colonnello delle SS e capo del dipartimento di sicurezza interno del Terzo Reich. Durato otto mesi, il processo fu seguito in tutto il mondo, si svolse alla presenza della stampa internazionale e venne integralmente filmato da telecamere nascoste.

L’81° colpo di Haim Gouri (Israele, 1961, 110’) è un’immersione totale nella Shoah con accurate combinazioni di immagini e testimonianze: dalle prime azioni di boicottaggio delle attività commerciali ebree, fino all’annientamento industrializzato nei campi di sterminio della Polonia.

Requiem Pour 500.000 di Jerzy Bossak e Waclaw Kazimierczak (Polonia, 1963, 27’) rievoca la strenua resistenza degli abitanti del Ghetto di Varsavia contro l’occupante nazista.

The Wave di Alex Grasshoff (Usa, 1981, 46’) illustra con un esempio pratico come sia facile lasciarsi trascinare da una propaganda accattivante che propone una società migliore, ma completamente disumana, spersonalizzante e quindi molto pericolosa.

Genocide di Arnold Schwartzman (Usa, 1982, 83’), realizzato dal Centro Simon Wiesenthal, narra il massacro degli ebrei con le voci degli attori Elizabeth Taylor e Orson Welles.

The Children From Villa Emma di Nissim Dayan (Israele, 1983, 58’) racconta l’eccezionale salvataggio di un gruppo di bambini grazie all’aiuto di alcuni abitanti di un paesino dell’Italia settentrionale.

Shoah di Claude Lanzmann (Francia, 1985, 566’) è un documentario imponente per impegno e durata: undici anni di lavoro per realizzare ciò che è tuttora considerata l’opera fondamentale per comprendere la Shoah. Un film basato sul dialogo e sulla memoria, che pone i testimoni al centro della narrazione. Nessuna immagine mostra il passato: vengono interpellate esclusivamente le vittime, gli spettatori e i carnefici (secondo il felice titolo di un libro di Raoul Hilberg, anch’egli intervistato da Lanzmann), che rimembrano, incalzati dal regista, un mondo che non può essere rappresentato. Grazie a Lanzmann, la cultura francese si appropria della parola “Shoah” (“distruzione” in ebraico), che ben presto diverrà il termine “politicamente corretto” per indicare lo sterminio degli ebrei d’Europa, sostituendo il troppo generico “Olocausto”.

Piccoli soldati di D. Kedem (Israele, 1985, 14’) mette in luce, con l’ausilio di preziose testimonianze, un episodio trascurato della Seconda Guerra Mondiale: uno sparuto gruppo di ebrei dell’Europa Orientale si ribella e resiste, in condizioni indescrivibili, all’oppressione nazista.

KL-Mauthausen di M. Brousek (Austria, 1986, 45’) ricostruisce la storia del famigerato lager, attraverso i ricordi precisi e toccanti di alcuni sopravvissuti.

Cara Kitty di Wouter Van der Sluis (Olanda, 1987, 25’) è un omaggio alla tragica figura di Anna Frank, con citazioni tratte dal suo celebre diario, immagini attuali della casa dove si nascose, foto dell’album di famiglia e sequenze di repertorio.

Genocide di Peter Batty (Gran Bretagna, 1987, 60’), tratto dalla serie “Il mondo in guerra”, ripercorre lo sterminio con l’ausilio di documenti visivi e importanti interviste, dove compaiono anche ufficiali nazisti.

Crystal Night di Yossy Goddard (Usa, 1988, 47’) rievoca la famigerata “Notte dei cristalli”, tra il 9 e il 10 novembre 1938, quando il nazismo aprì la sua offensiva verso gli ebrei. In tutta la Germania furono uccise 91 persone, rase al suolo 267 sinagoghe e devastati 7.500 negozi; circa 30.000 ebrei vennero deportati. La polizia ricevette l’ordine di non intervenire, mentre i vigili del fuoco badarono soltanto che le fiamme non attaccassero gli altri edifici.

Il diario di Terezin di Dan Weissman (Usa, 1989, 88’). Reduci cecoslovacchi raccontano l’internamento a Terezin, mettendone in rilievo la tragicità, in contrapposizione all’assurda immagine che ne vollero fare i nazisti: un “campo modello” da far visitare alla Croce Rossa internazionale!

Le Fosse Ardeatine – 335 Voci per non dimenticare di Daniel Toaff (Italia, 1991, 60’). Resoconto della razzia del Ghetto di Roma (16 ottobre ’43), del massacro delle Fosse Ardeatine e della liberazione della città, attraverso documenti visivi e ricordi dei parenti delle vittime.

La Conferenza di Wannsee di Willy Lindwer (Usa, 1992, 52’) analizza in modo rigoroso le tappe della Shoah con interventi di storici qualificati, partendo da un evento irreversibile: il 23 gennaio 1942, vicino a Berlino, durante una riunione riservata di pochi gerarchi nazisti, viene decretata l’eliminazione degli ebrei di tutta l’Europa.

Meditate che questo è stato di Silvia Brasca (Italia, 1992, 17’) collega il fenomeno della Shoah al preoccupante risveglio dell’intolleranza in Europa.

La Rafle Du Vel D’hiv di Blanche Finger e William Karel (Francia, 1992, 60’) narra la ben nota vicenda degli ebrei francesi rinchiusi nello stadio del Vélodrôme d’Hiver di Parigi: il 16 luglio 1942, 13.000 ebrei (di cui 4.000 bambini) sono rastrellati, e tra questi 6.000 vengono immediatamente dirottati ai campi di concentramento.

Aleph-Taw – Memorie dello sterminio di Alessandro Amaducci (1993, 40’). Prendendo come spunto la storia del ghetto di Varsavia, si affronta il tema della persecuzione nazista subita dal popolo ebraico. Un “ipertesto” di storia ed emozioni.

Crimini del pensiero di Mino Crocè, Guido Wilhelm, Franco Ciusa (1994, 17’). Esiste una corrente d’opinione che nega spudoratamente una tragica realtà storica e che ostinatamente ignora inconfutabili prove documentali. Uomini di cultura che si macchiano di un odioso crimine dell’intelletto.

Il giudizio di Norimberga di Alessandro Amaducci (1994, 35’). Attraverso un percorso ipertestuale di simboli, immagini, musiche e testi, vengono ricostruite le tappe del famoso processo di Norimberga.

La Risiera di San Sabba di Gianfranco Rados (1994, 27’). La vicenda dell’unico campo di sterminio nazista in Italia: la Risiera di San Sabba a Trieste. Il contesto storico-politico e le caratteristiche del litorale adriatico che hanno permesso l’organizzazione di un campo di sterminio in quella zona. Il trasferimento a Trieste di personaggi delle SS che già si erano distinti in altri campi di sterminio. Le vicende degli internati, ebrei e politici, sono raccontati attraverso testimonianze dirette e con il contributo degli storici Valdevit e Coslovich.

Testimoni e protagonisti di Elisa Mereghetti (1994, 25’). Alcuni studenti delle scuole superiori della provincia di Pavia partecipano ad un viaggio-studio in Germania, durante il quale visitano il campo di concentramento di Sachsenhausen e alcune mostre sugli orrori del nazismo. Un quadro significativo del rapporto dei giovani d’oggi con la memoria storica.

Per ignota destinazione di Piero Farina (Italia, 1995, 110’) è un discreto ritratto storico della Shoah in Italia, con interviste e immagini di repertorio.

Vernichtung Baby di Marcos Jorge, Laura Muscardin e Giovanni Piperno (Italia, 1995, 25’) rievoca la persecuzione antisemita in Italia, e in particolare nel Ghetto di Roma, narrata da tre sopravvissuti romani, con immagini di repertorio e spezzoni di film.

Dybbuk di Mario Carra (1995, 25’). Panoramica di alcuni episodi storici avvenuti 50 anni fa, come la caduta di Berlino e il dramma di Anna Frank. Presentazione dell’autore-attore Moni Ovadia, noto per i suoi spettacoli di musiche e di racconti ebraici in lingua Yiddish, l’ultimo dei quali rievoca la tragedia dell’Olocausto.

Il fiore e il passero – Storie di lager di Daniela Giacometti (1995, 35’)

Pensieri da Mauthausen – Nel 50° anniversario della Liberazione di Damiano Bardelloni (1995, 15’)

Negli occhi della luna di Vittorio Pettinella (1996, 42’). Memorie tra resistenza e deportazione.

Dybbuk- Memorie dei campi di Alessandro Amaducci (1996, 30’). L’inferno dei lager, con le poche immagini d’epoca caparbiamente raccolte in tutta Europa da Miriam Novitich e con quelle girate dagli operatori alleati al momento della liberazione dei campi. Il “dybbuk” è lo spirito di un morto prematuro che non trova pace e si insedia nel corpo di un vivo per realizzare le opere che non è riuscito a compiere. Moni Ovadia, il testimone, è un personaggio posseduto da un “dybbuk”: il suo cuore contiene le memorie collettive dei morti nei campi di concentramento.  

Un futuro per la memoria – Viaggio da Prato a Ebensee di Massimo Sani (1997, 71’). La deportazione nei Lager nazisti di centinaia di operai (per la maggior parte giovanissimi) dell’industria tessile di Prato, dopo i grandi scioperi del marzo ‘44. Solo 19 tornarono a casa. L’immenso complesso di Mauthausen, Gusen, Ebensee, Hartheim (nell’odierna Austria), raccontati dalle testimonianze dei sopravvissuti. Quarant’anni dopo la fine della guerra, le città di Prato ed Ebensee si sono gemellate.

Memoria di Ruggero Gabbai (Italia, 1997, 90’) è il più importante film italiano sulla Shoah: un racconto corale degli ultimi 90 reduci di Auschwitz, gli unici ancora in vita su circa 800 liberati. Alcuni di loro hanno preferito rimanere nell’ombra per decenni; altri si recano da anni nelle scuole per consegnare ai giovani la propria esperienza.

The Lost Children In Berlin di Elisabeth McIntyre (Usa, 1997, 50’). Quindici ex allievi di una scuola di Berlino distrutta dalla Gestapo, ritornano nel 1996 nella scuola da poco tornata in funzione, ricordando la loro vita prima della guerra e durante il nazismo.

Prigionieri italiani di Massimo Sani (1998, 110’). La lunga e dolorosa vicenda di quasi un milione e mezzo di soldati e ufficiali italiani disseminati in tutto il mondo – nei campi di prigionia francesi, greci, inglesi, russi, americani, tedeschi – durante la seconda guerra mondiale. Una situazione veramente paradossale: gli italiani caddero prigionieri di tutte le forze belligeranti. Una buona metà (oltre 700.000) venne catturata dai tedeschi dopo l’armistizio dell’8 settembre ’43; l’altra metà si trovava già nei campi di prigionia inglesi, francesi, americani e sovietici. Decine di migliaia non fecero ritorno nelle loro case.

Le non persone di Roberto Olla (Italia, 1999, 55’) raccoglie alcuni filmati provenienti dai National Archives di Washington, presentati dall’avvocato James Donovan al processo di Norimberga. Immagini crude che mostrano ciò che trovarono gli Alleati nei campi di sterminio.

Uno specialista. Ritratto di un criminale moderno di Eyal Sivan (Francia-Germania-Belgio-Austria-Israele, 1999, 128’) è una lucida rilettura del processo ad Adolf Eichmann, tratto da 350 ore di registrazioni inedite. Sivan riprende l’approccio della filosofa tedesca Hannah Arendt (emigrata negli USA per sfuggire alle persecuzioni), che osserva il processo dal punto di vista dell’imputato: ne emerge la figura di un “impiegato”, un uomo ligio al dovere, fedele burocrate ed esecutore, essere umano di agghiacciante normalità. La Harendt intitola il proprio saggio La banalità del male, suscitando roventi polemiche e accuse di antisemitismo. In realtà, ciò il documentario vuole evidenziare è la frammentazione delle azioni e delle responsabilità, che rese possibile a centinaia di nazisti di ordinare crimini efferati pur restando in pace con la propria coscienza. Questo l’aspetto terribile svelato dal processo: Eichmann sarebbe potuto essere chiunque. 

Gli ultimi giorni di James Moll (Usa, 1998, 88’). Prodotto dalla Survivors of the Shoah Visual History Foundation, istituita da Steven Spielberg (in seguito al successo del suo Schindler’s List), il toccante documentario riprende cinque ebrei ungheresi che narrano le loro vicissitudini, col supporto di rare immagini di repertorio e il ritorno nei luoghi dove furono deportati.

Operante in tutto il mondo, la Shoah Foundation di Spielberg ha raccolto in pochi anni oltre 50.000 testimonianze di sopravvissuti all’Olocausto. Da questa enorme mole di materiale, di inestimabile valore storico e umano, sono nati nel 2001 i cinque documentari della serie “Broken Silence”, tre dei quali sono distribuiti in Italia dal Centro Espressioni Cinematografiche di Udine. Si tratta di:

Alcuni che vissero di Luis Puenzo (56’): testimoni argentini, uruguaiani e cileni raccontano l’amaro paradosso di vivere in paesi i cui regimi dittatoriali ospitarono i più famigerati ufficiali nazisti in fuga dall’Europa.

Bambini dall’abisso di Pavel Chukhraj (56’): ex bambini vissuti nei territori dell’Unione Sovietica che assistettero alle esecuzioni di massa degli ebrei, compiute dai nazisti e coadiuvate dalla polizia ucraina.

Mi ricordo di Andrej Wajda (56’). In un dialogo tra nuova e vecchia generazione, le interviste a quattro superstiti polacchi si associano alle immagini dei giovani partecipanti alla “Marcia dei vivi”, che si tiene ogni 4 maggio da Auschwitz a Birkenau, per commemorare la rivolta del Ghetto di Varsavia.

Il viaggio di Dario Cambiano (2000, 43’). Il dramma della Deportazione attraverso il racconto di quattro superstiti, accomunati dal desiderio di raccontare. Perché la memoria di quei giorni serva da monito alle giovani generazioni.

Storie di Lotta e deportazione di Giovanna Boursier e Pier Milanese (2003). Nato da una collaborazione tra la Shoah Foundation di Spielberg e l’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza. Ricordi di vita ebraica negli anni ’20 e ’30, fino alle leggi razziali del 1938, cui segue il periodo incerto della guerra. Esemplari i destini di Primo Levi e di Luciana Nissim, catturati come partigiani e deportati come ebrei.

Un improvviso inverno – Gli ebrei e le leggi razziali in Toscana di Massimo Becattini (2004, 35’). Gli effetti delle leggi razziali fasciste del 1938 e la deportazione degli ebrei toscani. La storia delle comunità ebraiche in Toscana, in particolare quelle di Pitigliano, Livorno, Pisa, Siena, Firenze. Nel 1938 l’integrazione degli Ebrei nella realtà italiana cessa improvvisamente e inizia la discriminazione civile. Con l’8 settembre del ‘43 partono le deportazioni verso i campi toscani, e da lì verso il campo di concentramento di Fossoli (Modena), vera e propria anticamera dei campi di sterminio tedeschi.

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  1. Scusate, ma come si fa a definire documentari dei filmatini di pochi minuti come “Pensieri da Mauthausen” di 15 minuti ! o Piccoli soldati di D. Kedem (Israele, 1985, 14’). Dai, siamo seri. C’è una merea di documentari fatti come se si girassero dei video amatoriali per i matrimoni… terribile.

  2. Marina Campos responsabile Associazione Figli della Shoah sez. di venezia

    : Grazie per l’aiuto veloce..e semplice.
    Ognuno sceglie quello che vuole, anche semplice…

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