i n t r u s i

Ogni civiltà ha il suo Straniero da temere. Qualcuno (omosessuale, drogato, immigrato, Diverso) che entri senza preavviso a sconvolgere il nostro palcoscenico. Tre film, usciti nel 2003, crescono su questo timore contemporaneo: in tutti e tre c’è una televisione, una famiglia nascosta, una casa, e la paura di perderla.

Il primo viene dagli Stati Uniti: Signs di M. Night Shyamalan (acutissimo talento non ancora del tutto riconosciuto) ci inganna con una finta trama di fantascienza, che si rivela un racconto morale sulla fede nell’ordine del mondo. Attesi e temuti, i suoi alieni lasciano traccia di sé nel cielo, nei campi di grano, nelle case abbandonate, negli zoom sgranati dei notiziari; ma per tutto il film restano misteriosamente fuori campo, senza rivelarsi mai. Solo alla fine, quando i protagonisti sono ormai serrati in cantina, udiamo i loro rumori, il loro scalpiccio nervoso dai piani superiori, come fossero vicini di casa poco rispettosi. E poi le pareti della cantina che cominciano a tremare, le assi che si scardinano, e le lunghe braccia degli invasori che irrompono dalle fessure. L’assedio degli extraterrestri è filmato come un’incursione di zombi (non per niente siamo a Philadelphia, dove imperversarono i morti viventi di Romero). Ma poi, come per miracolo, tutto tace fino alla mattina seguente, quando si scopre che una terribile arma terrestre (l’acqua!) ha sterminato dei mostri che forse appartenevano soltanto alle favole.

Il secondo film viene dalla provincia italiana: Al primo soffio di vento di Franco Piavoli. Il titolo è un verso delle Argonautiche, dove Apollonio Rodio descrive l’amore tra Medea e l’usurpatore Giasone, dissoltosi “al primo soffio di vento”. Da qui il soggetto: una famiglia in una grande villa persa nella campagna, un padre perennemente chiuso nel suo studio. Ogni legame con moglie e figlie è assente, come rimosso. L’uomo trascorre le ore tra riflessioni al computer, letture scientifiche, visioni notturne al telescopio, ozi televisivi. Dalle altre stanze, suoni ovattati di Satie e Poulenc. Alla fine della giornata lo studioso si abbandona stanco sul divano… ed ecco che nella sua stanza appaiono degli uomini grandi e scuri: i braccianti africani che lavorano tutti i giorni nella sua tenuta. Il padrone osserva immobile, come impotente (è un sogno?), mentre gli intrusi affollano silenti la sua biblioteca, prendono a maneggiare i suoi libri, a carezzarne le pagine, a scrutarli come manufatti di una cultura remota, ormai prossima all’estinzione.

Altro convitato notturno compare nello straordinario Bellocchio di Buongiorno, notte. Aldo Moro riemerge dal cunicolo lasciato incustodito, si siede tranquillo in poltrona e anche qui legge un libro: le lettere dei condannati a morte della Resistenza. Ma chi è il vero straniero in questa Italia, chi il vero “ospite” in questo covo dominato giorno e notte da una televisione democristiana? Ascoltando il famoso discorso di Lama che condanna il loro crimine, i quattro terroristi interrompono lentamente i lavori domestici, e con lo sguardo allucinato e il tono monocorde che fu degli ultracorpi di Siegel prendono a sussurrare una cantilena: “La classe operaia deve dirigere tutto, la classe operaia deve dirigere tutto…” La Borghesia è un pianeta ostile, le Brigate Rosse sono creature aliene. Terribili e deboli come gli extraterrestri di Shyamalan, determinati e inconsapevoli come gli extracomunitari di Piavoli. Nuovi argonauti che vogliono a tutti i costi entrare nelle nostre inquadrature ben arredate.

Dante Albanesi (“La Linea dell’Occhio”)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...