cineVIAGGI

 

Mio fratello ama le automobili. Conosce a memoria marche, versioni, prestazioni su pista, chilometri con un litro. Chi ama le auto però non ama affatto viaggiare, bensì restare dentro un’auto. Preoccuparsi ad ogni minimo disturbo della frizione, dell’aria condizionata, dei tergicristalli. Si fermano ogni cinque minuti per controllare cosa non va, sperando che qualcosa non vada, in modo da esercitare la loro vera passione: chiavi inglesi e cacciaviti. È il tipo di persone che viaggia meno.

A scuola facevo tantissime assenze. Ho preso il raffreddore a quattro anni e sono guarito a dodici. Restavo in casa, dove avevo due occupazioni: guardare la televisione e il viale trafficato alla finestra. Con il cannocchiale di mio padre, seguivo alle spalle le persone che entravano e uscivano dai negozi. Il viale aveva un grande dosso. Un giorno, un ragazzo in motocicletta lo percorse a tutta velocità. Quando arrivò in cima, la moto fece un grande salto e si infranse contro le auto ferme al semaforo. Il cadavere (a quel tempo il casco era una bizzarria) rimase disteso lungo il dosso, con una lunga striscia rossa che gli usciva dalla testa.

Abitavamo in centro. Le auto sfrecciavano sotto la finestra della camera fino a notte fonda. Nel letto accanto, mio fratello russava come un treno. E parlava nel sonno, a voce alta, biascicando parole sconnesse. Lo fa ancora, ma per fortuna oggi abitiamo in case diverse. Seguendo angolazioni impervie, le luci dei fari attraversavano le tende e si riflettevano sul soffitto della stanza, percorrendolo da destra a sinistra. Le seguivo tutta la notte. È in quegli anni che ho appreso l’insonnia, una condanna per pochi eletti.

Chi registra un’immagine, senza volerlo, lascia proliferare il proprio sguardo. Perché in quel preciso istante vede l’immagine con i propri occhi, e con gli occhi della cinepresa, e con gli occhi del personaggio che sta filmando, e con gli occhi di coloro che la guarderanno. È un altro modo per viaggiare. A lungo ho pensato che amare il cinema consistesse nello scrivere recensioni. Una stupidaggine. Amare il cinema consiste nel guardarlo e nel farlo. Anche il saggio più geniale non vale la gioia intima, solitaria, artigianale, di scegliere due inquadrature diverse e farle combaciare tra loro, come due estranei che diventano improvvisamente amici. Vedere un film è viaggiare nell’auto di un altro, fare un film è diventare piloti. E siccome l’infanzia è il motore segreto di ogni età a seguire, ancora oggi amo i riflessi sulle pareti buie, i corpi distesi che sembrano addormentati o morti, le frasi incomprensibili, le auto in corsa nella notte, gli sconosciuti che camminano di spalle e non sospettano che li stai rendendo immortali.

d.a.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...