Archivi categoria: scritture

Su Filmcritica un saggio di Dante Albanesi su Simone Massi

Pubblicato sul numero 617 della rivista cinematografica “Filmcritica” un saggio di Dante Albanesi dedicato all’autore di cinema d’animazione Simone Massi.

Annunci

Ma “Il Divo” è solo politica o è anche cinema?

Senz’altro meritoria l’iniziativa di La7, che mercoledì 2 febbraio ha trasmesso in prima serata Il Divo di Paolo Sorrentino, interrompendo l’evidente (e ridicolo) boicottaggio mediatico che da tre anni affliggeva uno dei più straordinari film italiani delle ultime stagioni.

Ma subito dopo il film, lo speciale in studio condotto da Enrico Mentana (per quanto interessante e professionale) ha lasciato un po’ perplessi, poichè la serata ha avuto un unico tema dominante: la Politica. Il Divo è stato utilizzato come una sorta di pretesto, in modo da trainare gli spettatori del film (1.727.000, share 6,25%) verso un talk show incentrato sulla vita di Giulio Andreotti e sui parallelismi con lo scenario politico attuale. Consumati i titoli di coda del film (peraltro brutalmente tagliati, come da gloriosa prassi Rai/Mediaset), il cinema è stato relegato fuoricampo. Nessuno ha osato parlare di regia, di montaggio, di sceneggiatura, di immagini… Sorrentino e il suo attore Toni Servillo sono stati a malapena nominati (Mentana avrà provato ad invitarli?).

Il tono di una trasmissione nasce sempre dalle persone che la popolano. Non si discute il fatto che un programma dedicato ad Andreotti possa ospitare Gad Lerner, Nicola Porro, Paolo Mieli, Marco Ferrante e Umberto Ambrosoli (figlio di Giorgio). Ma se questo stesso programma si lega alla visione di uno dei pochissimi film italiani premiati a Cannes negli ultimi dieci anni, magari sarebbe auspicabile anche la presenza di un critico cinematografico. Se non altro, per una questione di par condicio.

Eppure alla stessa ora, su Canale 5, andava in onda una trasmissione dal linguaggio completamente diverso: la puntata di “Matrix”, condotta da Alessio Vinci, dedicata allo storico programma “Drive In” di Antonio Ricci, che rivoluzionò i codici televisivi negli anni ’80. Leggi il resto di questa voce

MediainEducazione. i misteri di un festival

MediainEducazione. i misteri di un festival

Romanzo poliziesco a puntate

____________________________

9 dicembre 2010

La situazione non è chiara. Lo scorso giugno la Scuola Media “Cappella-Curzi” spedì tre video al festival MediaEducazione.  Dopodiché non ne abbiamo saputo più nulla.

MediaEducazione è terminato mercoledì 8 dicembre. La premiazione delle Scuole Elementari e Medie si è svolta martedì 7 (o almeno così dice il loro programma). Oggi siamo a giovedì 9. Nessun avviso (né telefonico, né cartaceo, né telematico) è pervenuto alla nostra scuola, nè prima nè durante il festival. E dire che non abitiamo tanto lontano. Anzi, siamo nella stessa città (San Benedetto del Tronto).

Vi sono festival (anche internazionali) che inviano almeno un e-mail al mese a tutti i concorrenti di ogni edizione, per informare delle proprie attività e dei propri progetti. Altri festival, invece, non ti scrivono nemmeno quando il progetto è in corso.

Chi sono i vincitori?     non si sa…

Eravamo stati selezionati?     mistero…

Siamo stati proiettati?     chi può dirlo…? Leggi il resto di questa voce

“Corde” di Marcello Sannino

Non è una boxe per il cinema. Niente colonne sonore roboanti, improbabili altalene emotive e orde di spettatori sovreccitati. Qui le gradinate sono quasi sempre semivuote; al massimo i genitori, la ragazza, l’allenatore, qualche addetto ai lavori… Si è sempre soli sul ring, ma qui si è più soli che mai.

Stacco. In un anonimo salone (questo assai più affollato), una pallina si agita smaniosa dentro una teca di vetro, in perenne battaglia con le sue ottantanove sorelle. È il gioco perfetto il bingo, perché non richiede nessun calcolo, nessuna riflessione. L’unica strategia possibile è assistere impotenti alle bizzarrie del caso che ogni sera decreta vittoria e sconfitta, sporadici guadagni e ordinarie rovine. E proprio come una biglia, rimbalza da un lavoro all’altro e da un vicolo all’altro l’esistenza di Ciro Pariso, pugile peso piuma, campione italiano nel 2003 (“Sì… ma poi si è fermato…” commenta sconsolato il padre, che Ciro non frequenta da anni).  (continua)

Dante Albanesi per ildocumentario.it

zanzare

_____________________________________________

Perchè le zanzare non si pizzicano da sole?
[Leonardo, 4 anni]

_____________________________________________

Corso Salani, l’impossibilità di essere falso

Corso Salani creava cinema al presente. Un’immagine che, al di là delle storie che illustrava, era costantemente “in diretta” (in corso), preda di quel flusso che rende imprevedibile la dizione di un attore, il tragitto della cinepresa, gli indisciplinati rumori fuori campo. Un presente che era anche “presenza”, consapevolezza fisica di abitare non uno sterile set, ma una terra viva, senza la quale quella stessa inquadratura avrebbe avuto un diverso valore, come il peso di un corpo varia a seconda della latitudine. È per questo che Salani era un regista del Viaggio, e non è un caso se molti suoi titoli (Voci d’Europa, Cono Sur, Occidente, C’è un posto in Italia, la serie “Confini d’Europa”) sono puri dati geografici, rarefatte variazioni sul road-movie che fingono di seguire una rotta per poi nutrirsi delle digressioni che la strada stessa offre. (continua)

Dante Albanesi per ildocumentario.it

“Draquila. L’Italia che trema” di Sabina Guzzanti

É chiara, nel film di Sabina Guzzanti, l’intenzione di riprodurre quel “canone” che Michael Moore ha ormai imposto a livello internazionale. Ovvero: registro satirico, lettura socio-politica, prevalenza della voce narrante, coincidenza regista/attore, montaggio parodico, eterogeneità degli stili (interviste, filmati di repertorio, inserti grafici…). Una ricetta laboriosa e di difficile amalgama.

Riguardo ai contenuti, c’è poco da dire. Tutto ciò che Draquila afferma è sacrosanto. Documenti, intercettazioni, sperpero di denaro pubblico, leggi ad personam erano già sotto gli occhi di tutti. Caso mai, Draquila è il primo testo audiovisivo ad aver riunito assieme questi dati, depurandoli dalle nebbie del chiacchiericcio televisivo. E nell’epoca della babele mediatica, tale genuina chiarezza può aver scioccato molti. Ecco perché le accuse del ministro Bondi su Draquila “che offende l’Italia e la verità” sono soltanto ridicole, e rappresentano l’ennesima replica di ciò che un altro ben più acuto politico dichiarò sessant’anni fa dinanzi al successo mondiale di Ladri di biciclette. Purtroppo per costoro, il cinema continuerà ancora per molto a lavare i panni in pubblico. (continua)

Dante Albanesi per ildocumentario.it

“La vita al tempo della morte” di Andrea Caccia

Prima di inventare storie o mostrare immagini, i lavori di Andrea Caccia pongono allo spettatore un’inattesa domanda: “Che cos’è il documentario?” Quali sono (se ci sono) i confini di questo genere?

Forse il modo migliore per comprendere un’opera linguisticamente estrema come La vita al tempo della morte è abbandonarsi al divenire della visione, alla pura indifesa curiosità di scoprire “cosa sarà mostrato dopo”. Uno struggente prologo di tre minuti sulla lenta agonia di una farfalla ci accompagna all’interno del film. Primo atto: le cascate della Lavagnina, in Piemonte. Rigorose inquadrature fisse, strette, sfocate, dagli strani bagliori biancastri. Sapientemente rielaborate fino a sembrare una sorta di pittura fresca, tremolante, non ancora fissata sulla tela. In questo universo senza parole l’uomo è una presenza anomala. (continua)

Dante Albanesi per ildocumentario.it

Rai per una notte. Internet fatto televisione

*

*

RAI PER UNA NOTTE

*

*

Lavorare è il modo meno costoso per passare il tempo.

[ BAIK ]

“Valentina Postika in attesa di partire” di Caterina Carone

Un film di attese. Come il titolo stesso suggerisce, Valentina Postika (1° Premio al Torino Film Festival 2009) esplora quegli intervalli neutri della nostra esistenza durante i quali non accade nulla. Prima che un qualsiasi evento possa far “partire” una storia.

Siamo a Pesaro. La moldava Valentina, emigrata da ormai cinque anni, lavora come badante per Carlo Paladini (nonno della regista), ottantottenne ex partigiano, dirigente del Partito Comunista locale e della sezione ANPI. La narrazione è quasi completamente assente, perché tutto è già avvenuto (la Resistenza, la lotta politica: sessant’anni di ricordi gelosamente custoditi da Carlo negli innumerevoli super 8, fotografie e giornali del suo archivio) o tutto deve ancora avvenire (il ritorno di Valentina in Moldavia dai suoi tre figli, con i soldi per comprare finalmente una casa). Vita che scivola via, mentre la Storia prosegue oltre il giardino di casa. I filmini amatoriali che interrompono le immagini al presente svolgono dunque questa doppia funzione: per Carlo (che sta gradatamente perdendo la memoria) mantengono in luce il passato, per Valentina presagiscono il futuro. Ma per entrambi sono il luogo di un’indicibile nostalgia. (continua)

Dante Albanesi per ildocumentario.it

“L’ora d’amore” di Andrea Appetito e Christian Carmosino

l'ora d'amoreÉ impossibile, guardando L’ora d’amore, non pensare a Quién es Pilar?, il cortometraggio del 2006 (tra i più belli del decennio) con il quale Appetito e Carmosino incantarono decine di festival in Italia e nel mondo. Pilar legge sul giornale che un uomo, ingiustamente accusato di corruzione, si è suicidato. Quel fatto di cronaca la sconvolge. Il volto sorridente di questo sconosciuto, la sua dignità intrisa di disperazione, la attraggono al punto che decide di “sposarlo”. Il giorno dopo i funerali, Pilar si reca al cimitero deserto, dove celebra solennemente le proprie nozze col defunto. Da quel giorno indosserà per sempre il vestito da sposa… Leggi il resto di questa voce

Gianfranco Mingozzi

8 ottobre 2009. Si è spento a Roma il regista Gianfranco Mingozzi, autore di Trio (1967), Sequestro di Persona (1968), La vita in gioco (1972), Flavia, la Monaca Musulmana (1974), La vela incantata (1983), L’Iniziazione (1987), Il frullo del passero (1988), Tobia al caffè (2000), fino ai più recenti Giorgio/Giorgia (Storia di una Voce) (2008) e Noi che abbiamo fatto la Dolce Vita (2009), realizzato in collaborazione con Tullio Kezich e presentato all’ultimo Festival di Locarno.

guarda La Taranta di Gianfranco Mingozzi (1962)

Shirin Neshat. “Turbulent”

“Rumore bianco” di Alberto Fasulo

Cinema liquido e sinuoso come il suo protagonista: il Tagliamento, “Re dei fiumi alpini”, 170 chilometri tra Veneto e Friuli. Prima linea di difesa durante la rotta di Caporetto, ultimo avamposto dell’occupazione nazista. Ma l’acqua è solo un filo, cordone invisibile che lega le storie più dislocate. Ogni personaggio percola nell’altro, ogni trama avanza in bilico lungo montagne e foreste e, ognuna a suo modo, slitta a valle nell’alveo del fiume.

Palese è l’influenza di Alessandro Rossetto, qui in veste di produttore. Rumore bianco è un Bibione Bye Bye One più rarefatto, meno incline alla satira sociale; ma per il resto l’aderenza di forme e contenuti è quasi totale: l’uso profondo del dialetto del nord-est, la narrazione polifonica, il ripudio della voce narrante, l’assenza di una figura centrale a favore di un variegato coro di comparse. Se in Bibione c’era il mare Adriatico e il flusso “moderno” della vacanza di massa, dei tre mesi estivi che come uno tsunami scuotono dal letargo i centri balneari della costa, in Rumore bianco c’è il fiume a segnare la ciclicità immota della Natura, l’acqua in tutte le sue multiformi anime di pioggia, vapore, cascata, schizzo, alluvione. L’eterno presente di Bibione, dove ogni prospettiva storica sembra annullata, si converte nella temporalità duplice del Tagliamento, dove un’attualità tecnologica si sovrappone (senza cancellarla) a una preistoria agreste. (continua)

Dante Albanesi per ildocumentario.it

“Diario di un curato di montagna” in DVD

Esce in DVD per la Cinehollywood Diario di un curato di montagna di Stefano Saverioni, uno dei più apprezzati documentari italiani degli ultimi anni, premiato al Trento Film Festival. Il DVD è accompagnato da un libretto introduttivo, che contiene tra l’altro una recensione critica di Dante Albanesi.

Ambientato sulle montagne d’Abruzzo nei mesi precedenti il terremoto del 6 aprile 2009, Diario di un curato di montagna è una testimonianza di luoghi e tradizioni che sono stati duramente colpiti dal cataclisma.
Il documento racconta la natura aspra di queste montagne, ma soprattutto la storia toccante di un uomo, Don Filippo Lanci, un giovane prete che viene assegnato a questi luoghi sperduti dove il suo spirito libero, in qualche modo ribelle e creativo, impara gradualmente ad amare e apprezzare i paesi e le loro genti perché lo aiutano a raggiungere una più profonda comprensione di sé, del suo ruolo e di quello che la Chiesa deve esercitare qui, come altrove.

Aliaksei Tserakhau. “Capital”

Il mondo della politica internazionale come un circo a tre piste: “Capital”, della band bielorussa Lyapis Trubetskoy. Il regista del loro tumultuoso videoclip è il connazionale Aliaksei Tserakhau (o Alexey Terexov), tra i più importanti nuovi talenti del settore. Di recente ha girato anche il video della canzone “Il pagliaccio” di Cesare Cremonini.

Da notare che anche il precedente video di Cremonini “Figlio di un re” (regia di Mauro PittarelloGaetano Morbioli) mostrava forti affinità con il video di Terexov “Light”, sempre girato per i Lyapis Trubetskoy.

Jonathan Glazer. “Treat Me Like Your Mother”

Jonathan Glazer, già regista dei lungometraggi Sexy Beast e Birth (con Nicole Kidman), è uno dei più grandi autori contemporanei di videoclip. Treat Me Like Your Mother apre l’album Horehound dei The Dead Weather, collettivo formato da membri dei Queens of Stone Age, White Stripes, The Kills, The Raconteurs. Protagonisti del video sono Alison Mosshart (The Kills) e Jack White (White Stripes).

Due documentari di denuncia

(…) Vincitore all’ultimo Festival di Pesaro, Fixer: The Taking of Ajmal Naqshbandi del regista statunitense Ian Olds (USA/Afghanistan, 2009, 84’) segue da vicino l’odierno conflitto in Afghanistan, e in particolare la collaborazione tra l’interprete afgano Ajmal Naqshbandi e il giornalista americano Christian Parenti. Figura tanto indispensabile quanto misconosciuta del giornalismo di guerra, il “Fixer” ha la delicatissima funzione di guidare il reporter straniero nelle zone a rischio, mettendolo a contatto con ambienti e personaggi altrimenti “inavvicinabili”.

Terminate le riprese, in una successiva missione Ajmal viene rapito dai talebani assieme al giornalista Daniele Mastrogiacomo di “Repubblica”. Leggi il resto di questa voce

“Marie Antoinette” di Sofia Coppola

lunedì 20 luglio – ore 23.15 – canale 5

Versailles è un tempio dove Marie Antoinette, osservata da occhi ostili, tra foreste di simboli s’avanza. Sterminato palcoscenico dove oggetti scenografie personaggi sono tutti in funzione della scena madre (l’avvento del Principe maschio) che il regno di Francia attende e pretende. Al centro di tutto, ancora una vergine suicida. Reclusa in una casa immensa, legata ad un marito sconosciuto, isolata in un reame che parla straniero. La vita come ininterrotta messinscena: un Grande Fratello che declina al passato la prigione mediatica di Truman Show e le pareti invisibili di Dogville. Il pubblico è ovunque: al risveglio, a colazione, a pranzo, durante il parto. Spogliarsi, vestirsi, travestirsi come un’attrice. Perfino quando resta nuda dinanzi al suo amante, Marie si copre vezzosamente con un ventaglio come una maschera di Goldoni. Bianche lenzuola, lunghe gonne, tende svolazzanti sono altrettanti sipari che tengono a distanza le verità del mondo. Anche l’estenuante viaggio in carrozza dall’Austria alla Francia si consuma in un onirico isolamento (quasi “chirurgico”: come un ovulo trapiantato da un ventre all’altro). Marie sbircia distratta dal finestrino: nell’identico frangente Siddharta scopriva i dolori dell’umanità; lei invece cade addormentata con la visiera sugli occhi. Leggi il resto di questa voce