“Sognavo le nuvole colorate” di Mario Balsamo

“Come potrei dormire quando il tempo non si ferma nel sonno.” Edison scorge questi versi sul muro scrostato di una palestra. Le pareti sono ricoperte di disegni, scritte in tutte le lingue, soprattutto caratteri arabi. Tante mani e tante persone sono passate per di lì, con parole diverse e simili disperazioni. Siamo in Puglia, in un centro di accoglienza temporanea ormai abbandonato. Il giovane, sui diciott’anni, vaga per gli stanzoni in rovina, trascinandosi dietro un passeggino scassato. Come nei sogni di un bambino, trova una stanza piena zeppa di scarpe da tennis. Salta su dei materassi sgualciti, poi scavalca una finestra e fugge via. Sono cinque minuti di straordinaria intensità, quasi senza parole, che condensano l’intero documentario in una sola simbolica immagine.

Pur nella finta casualità della struttura (macchina a mano, lenti sporche, sonoro disturbato), Sognavo le nuvole colorate è un racconto complesso basato su un forte tema centrale: la ricerca dell’identità, di un ruolo da interpretare. Il bisogno di costruirsi quelle finzioni necessarie a non lasciarsi schiacciare dal mondo.

dantealbanesi (continua su www.ildocumentario.it)

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Pubblicato il 9 ottobre 2008, in recensioni, scritture con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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