“Lu tempu di li pisci spata” di Vittorio De Seta

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Lu tempu di li pisci spata di Vittorio de Seta (1954, 10′) 

La pesca non è un mestiere. È una danza vorticosa dove le onde cupe, il cielo terso, il ribollire schiumoso, la frenesia dei remi, l’albero del marinaio di vedetta, il suo braccio teso, le lance e le corde, l’incitare ritmico e i cori, divengono elementi di un unico rito di battaglia, morte e ringraziamento. E poi la lampada notturna che annuncia il ritorno dei pescatori, e i bambini che si agitano vivaci dentro questo piccolo cono di luce circondato da un nero infinito. E i bianchi, i rossi, gli azzurri della Ferraniacolor: timbri squillanti che “mangiano” ogni altro colore e irrompono nel grigiore del cinema italiano. Uno sguardo che riscrive la cronaca in poema, che riscatta una materia oggi logorata da mille piagnistei televisivi sulle “culture che scompaiono”, in un’esplosione di cinema puro. 

leggi il saggio completo qui 

 

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Pubblicato il 20 marzo 2008, in recensioni, scritture con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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