futurocinema

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Il cinema cambia, rendendo arcaici molti suoi addetti ai lavori. I critici che da decenni parlano della morte del cinema in realtà parlano della propria morte, ovvero del loro (personale e transitorio) modo di concepire il cinema, di limitarne il campo.

Se l’era-VHS aveva reso il film un oggetto tascabile, l’era-DVD lo ha reso smontabile. Da quando tutti (a parte i critici cinematografici) sanno gestire un progetto Adobe Premiere, ogni film può essere potenzialmente frammentato, ridotto, allungato, ricolorato, rimusicato. Può divenire un’opera nuova, come i collage dei cubisti riscrivevano i quadri del passato.

Tale contesto provoca inevitabilmente una democratizzazione dell’arte.

Chi parla di crisi del cinema, o è un ministro in cerca di fondi o non sa di cosa sta parlando. Il cinema non ha mai avuto successo come oggi: anche lo spettatore più distratto assimila quotidianamente una media di 150-200 minuti di immagini, tra telegiornali, pubblicità, videoclip, filmati su computer o telefonino, schermi stradali.

Perché il villaggio della critica è ancora cieco dinanzi a tutto questo? Perché non sa riconoscere il cinema che ha attorno? Certo è un problema di età, di limiti editoriali (quotidiani e riviste prigionieri del vetusto schema scheda-recensione), ma anche di resistenza ideologica, paura di mettere in discussione il proprio ruolo. 

https://baikcinema.wordpress.com/cinema/futurocinema/

     

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Pubblicato il 26 febbraio 2008, in scritture con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

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