“Odessa” di Leonardo Di Costanzo e Bruno Oliviero


     

Critica doc

  

     

Odessa

di Leonardo Di Costanzo e Bruno Oliviero (Italia, 2006, 67’)

 

[…] Ama i ritratti collettivi, il documentarista Leonardo Di Costanzo. Dopo
Prove di Stato
(l’impegno civile di Luisa Bossa, sindaco di Ercolano,
nel contrastare una sottocultura radicata nel profondo) e A scuola
(su un disastrato istituto di scuola media della Campania), Odessa
(in coregia con Bruno Oliviero) è il terzo splendido affresco corale su un
mondo in preda a cambiamenti inevitabili e dolorosi. Ogni suo lavoro
seleziona un universo chiuso (un municipio, una scuola, una nave); poi, con
le tecniche tipiche del “cinema diretto”, segue con discrezione le dinamiche
umane che si consumano al suo interno, il conflitto tra vecchi e giovani,
tra passato e presente, tra nuovi ideali e antiche abitudini.
In tal modo, Di Costanzo gira film “carcerari”, perché così si sentono i
suoi protagonisti: prigionieri di una società imperscrutabile i cui dogmi
sono stabiliti al di sopra delle loro esistenze. E in Odessa, tale
contesto si spinge oltre il surreale. Come Godot, i marinai ucraini
attendono una Soluzione che non arriverà mai, e nel frattempo assistono
inermi al puro scorrere del tempo, al vuoto consumarsi della propria vita.
Ad azioni che si risolvono nel loro compiersi, come nella commovente
sequenza che apre il documentario: durante una festa (di capodanno?) dimessa
e sottotono, uno dei marinai balla solitario con una scatola di panettone.

Privo di una vera e propria narrazione, Odessa dura il tempo di
un’attesa. La nave è un enorme set che non ospiterà nessun film.
Galleggiando in questa stasi, c’è tutto il tempo di perlustrare, alla luce
fioca di una torcia, la biblioteca della nave, con vecchi tomi impolverati
che inneggiano al comunismo e a ideologie sepolte dalla storia. Di assistere
alla morte di un marinaio dell’equipaggio, alle grigie procedure della
deposizione del corpo nella bara. Di affezionarsi allo sguardo tra
rassegnato e spaurito del comandante, nei suoi tentativi di sbrogliare i
mille cavilli burocratici che da anni lo costringono in Italia, di
comprendere una lingua che dopo tanti anni gli è ancora straniera. Oliviero
e Di Costanzo seguono i loro malcapitati protagonisti con un occhio da
documentario naturalista, come scienziati che spiano una specie protetta in
una riserva. L’uomo è un esemplare in via di estinzione.


 

dantealbanesi (intera recensione su www.ildocumentario.it) 

   

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Pubblicato il 28 dicembre 2007, in recensioni, scritture con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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