da 2001 a Barry Lyndon

 

23 / 30 NOVEMBRE 2007 – ore 10.00 

Biblioteca Comunale di San Benedetto del Tronto

AUDITORIUM

LA MUSICA SECONDO KUBRICK

guida audiovisiva a cura di DanteAlbanesi

23 novembre – 2001: ODISSEA NELLO SPAZIO

30 novembre – BARRY LYNDON

la-musica-secondo-kubrick.jpg

     

Se il cinema di Kubrick è un gioco con il Tempo, la musica è la sua quinta dimensione: un ponte su un universo parallelo. Dietro la concretezza fattuale dell’immagine, la colonna sonora lascia scorgere “in trasparenza” un altro mondo, una stratificazione geologica di epoche e testi e civiltà anteriori che preesistono sotto la narrazione visiva. Così, è attraverso i brani di Ligeti in 2001 che incontriamo quell’ancestrale connubio di preistoria e fantascienza, di messaggio misterioso organizzato secondo una logica inconoscibile. É nel valzer agrodolce e ironico di Shostakovic che in Eyes Wide Shut intravediamo, dietro la New York notturna di fine millennio in cui si aggira Tom Cruise, la Vienna di inizio secolo di Schnitzler. É grazie alla raffica di canzonette patriottarde e fascistoidi che colmano Full Metal Jacket, che smascheriamo un’impeccabile struttura di obnubilamento delle menti, un’agguerrita schiera di DJ militari addestrati a “sedativi sonori”. Fino alla mirabile architettura di Barry Lyndon e alla sua filologia quasi “documentaristica”: splendido affresco di un Settecento musicale nutrito di ironiche ballate popolari e astratti quartetti da camera, nel quale la perla anacronistica del Trio op. 100 di Schubert si installa come un monolito, una cupa premonizione dei tempi a venire.

Kubrick dota di nuovi valori e significati gli spartiti del passato e li riscrive per sempre. Così, anche fuori dal loro film, le “sue” musiche restano compromesse nell’immagine che le accompagnava, come da una tinta indelebile. Ecco perché (vera e propria “Cura Lodovico” che Kubrick ci ha inferto per sempre) non possiamo più concepire la scala ascendente di Also Spratch Zaratustra senza la congiunzione astrale Terra-Luna-Giove, Singin’ in the Rain senza i calci al ventre di Alex, We’ll Meet Again senza i funghi atomici che esplodono all’orizzonte, la Musica per archi, percussione e celesta di Bartók senza Jack Nicholson che promette eterno affetto a suo figlio… Non potremo mai più ascoltare Chris Isaak che canta Baby Did a Bad Bad Thing senza vedere Alice che ondeggia nuda nella sua camera da letto, si toglie gli orecchini, gli occhiali, e come l’eroina di Lewis Carroll scruta intensamente attraverso lo specchio, scoprendo l’esistenza del suo regista, del film che la circonda, e l’intricatissima rete di suoni da cui è avvolta la sua favola. Favola che, come tutto il cinema di Kubrick, è un sogno ad orecchie aperte.

..

Annunci

Pubblicato il 27 novembre 2007 su scuola. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...