“L’ora d’amore” di Andrea Appetito e Christian Carmosino
É impossibile, guardando L’ora d’amore, non pensare a Quién es Pilar?, il cortometraggio del 2006 (tra i più belli del decennio) con il quale Appetito e Carmosino incantarono decine di festival in Italia e nel mondo. Pilar legge sul giornale che un uomo, ingiustamente accusato di corruzione, si è suicidato. Quel fatto di cronaca la sconvolge. Il volto sorridente di questo sconosciuto, la sua dignità intrisa di disperazione, la attraggono al punto che decide di “sposarlo”. Il giorno dopo i funerali, Pilar si reca al cimitero deserto, dove celebra solennemente le proprie nozze col defunto. Da quel giorno indosserà per sempre il vestito da sposa…
Viene da dire che L’ora d’amore è la versione realistica di Quién es Pilar? (che pure era tratto da una vicenda reale), la traduzione di una favola metafisica in un saggio sociologico. Nel passaggio dal corto al mediometraggio, dalla finzione al documentario, il cuore della trama resta immutato: la lontananza degli affetti, la separazione fisica degli amanti. Ogni amore costruisce nel tempo i propri limiti, i propri più o meno metaforici confini. Ma c’è un luogo, il carcere (che noi uomini liberi reputiamo da sempre “alla periferia della normalità”), dove questi limiti si fanno tangibili, dolorosamente fisici. E L’ora d’amore è appunto un film sulla Distanza, sulle mura, le sbarre, i chiavistelli che rendono ardua e quasi “fantastica” qualsiasi relazione amorosa. (continua)
Dante Albanesi per ildocumentario.it
Posted on 1 novembre 2009, in recensioni, scritture and tagged andrea appetito, christian carmosino, cinema, documentario, ildocumentario.it. Bookmark the permalink. Lascia un commento.




Lascia un commento