PINTORICCHIO A PERUGIA

PINTORICCHIO A PERUGIA

Dal 2 febbraio al 29 giugno 2008, è allestita presso la Galleria Nazionale dell’Umbria una mostra dedicata a Bernardino di Betto, detto il Pintoricchio. La mostra avviene in occasione del 550° anniversario della nascita di uno dei più interessanti protagonisti del Rinascimento italiano, simbolo della città di Perugia.

Dopo il successo della mostra dedicata a Perugino nel 2004, la nuova rassegna monografica prosegue l’opera di valorizzazione dei grandi artisti umbri per rinnovare l’attenzione del pubblico e della critica sul patrimonio culturale della regione e sulla sua straordinaria diffusione nel territorio.

Bernardino di Benedetto (detto Betto) di Biagio nasce a Perugia prima del 1460 e ha più di 20 anni quando finalmente si iscrive all’Arte dei pittori. Con malcelato disprezzo lo chiamano Pintoricchio, considerandolo “piccolo e di poco aspetto”, ma soprattutto un “numero 2”, un alter ego minore al cospetto del grande Perugino.

A lui Vasari riserva parole impietose: ”ebbe nondimeno molto maggior nome che le sue opere non meritarono”. La mostra di Perugia espone quasi tutte le opere mobili esistenti di Pintoricchio, alcune delle quali mai viste in Italia, insieme ad un’importante selezione di opere coeve. Sarà così finalmente possibile comprendere la reale grandezza dell’artista umbro e dimostrare come, pur muovendosi nella stessa koiné del Perugino, abbia avuto un ruolo di primo piano nel panorama artistico del Rinascimento.

Tutto parte da Perugia e dalla straordinaria stagione del Quattrocento. La presenza in città dei più grandi artisti nel corso di tutto il secolo (Gentile da Fabriano, Beato Angelico, Giovanni Boccati, Domenico Veneziano) e il costante rapporto con Firenze, favoriscono la formazione di una cultura figurativa di valore assoluto.

Da sempre il fascino che emanano le famose tavole con le storie di san Bernardino del 1473, di cui non è ancora del tutto chiaro l’autore (o gli autori), dimostra la raffinatezza della pittura perugina del Quattrocento. Bartolomeo Caporali, Sante di Apollonio, Fiorenzo di Lorenzo, il giovane Perugino e lo stesso Pintoricchio agli esordi si dividono la paternità di una lunga serie di dipinti di qualità altissima, quasi tutti presenti in mostra. Il trionfo di questa straordinaria e irripetibile stagione culturale è rappresentato dalla decorazione delle pareti della Cappella Sistina, un cantiere dove umbri e toscani si fronteggiano, per realizzare il progetto di papa Sisto IV della Rovere. Qui sono presenti Botticelli e Ghirlandaio, Cosimo Rosselli e Biagio d’Antonio, e soprattutto Perugino a cui si affiancano Luca Signorelli, Piermatteo d’Amelia e il giovane Pintoricchio, cui si devono le zone dove la natura e il paesaggio diventano più ricchi e brulicanti di particolari.

Proprio l’attenzione alla natura (dovuta alla sua formazione da miniatore), la straordinaria sensibilità per i giochi di luce (che evocano la pittura nordica), diventano il suo tratto più caratteristico, la sua personale interpretazione del Rinascimento. Tutto ciò è dimostrato nel percorso dell’esposizione con una sezione di dipinti e disegni eccezionali, anche per il prestigio dei prestiti ottenuti. Gli anni a cavallo tra i due secoli sono caratterizzati da una serie continua di capolavori, come la pala di Santa Maria dei Fossi della Galleria Nazionale dell’Umbria. É qui la grandezza di Pintoricchio. Una autore che servì da guida per un’intera generazione di artisti.

www.mostrapintoricchio.it 

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